Una terra per intenditori, per chi non ha fretta di vedere tutto e subito ma è disposto a vagare tanto tra le stradine dell'interno traboccanti di arte barocca quanto lungo le coste dai mille disegni, rapiti dai fantastici riflessi colore smeraldo di un mare incantato o dalla raffinata ed effervescente eleganza di piccoli paesi bianchi incorniciati, come perle, dagli ulivi secolari.

Tradizioni artistiche e folklore, natura, colori, leggende, miti e splendori; tutto questo è il Salento


Otranto, non esistono aggettivi che non siano stati usati almeno una volta per descrivere la bellezza di questa città, per la cristallinità del suo mare e per l'attrattiva delle sue spiagge.

Le palme, le mura poderose, le costruzioni cubiche, spesso con volta a cupola, le strette viuzze, quasi per incanto vi illuderanno di essere entrati in un pezzo d'oriente dove la storia e la natura sono i protagonisti.

La costa otrantina, mèta ambita per coloro che intendono vivere vacanze all'insegna del sole e del mare, offre al turista un suggestivo paesaggio abbellito da una splendida macchia mediterranea.

La cucina otrantina, frutto di un perfetto equilibrio tra la tradizione gastronomica contadina e quella marinara, è composta da piatti semplici e da ricette poco elaborate, ma è soprattutto il pesce il vero protagonista della tavola.


La grotta "Zinzulusa". Basta una passeggiata in barca nelle intense acque blu che fluttano la ripida costa oltre la quale, dolci rilievi sono colorati dalle fronde argentee degli ulivi... correre lungo il sentiero ricavato nel fianco della scarpata, ed eccola ad osservare l'Adriatico che spazia davanti ad essa.
La Zinzulusa si mostra, agli occhi dei suoi visitatori come un'enorme bocca a pelo d'acqua che si staglia su di una scogliera alta ben quindici metri; deve il suo nome alle particolari formazioni calcaree che "pendono" dal soffitto a mo' di stracci appesi (in dialetto Salentino, appunto, "zinzuli").

Enormi formazioni calcaree, stalattitiche e stalagmitiche, attirano l'attenzione dei visitatori per le loro forme strane; numerosissimi sono i "pilastri" che, nel corso della millenaria storia della grotta, sembrano averne sorretto la volta... I loro colori sono strani e, alla fioca luce delle lampade elettriche, danno alla grotta un aspetto particolare: le colorazioni vanno dal bianco del calcare più puro, al nero dei sedimenti che contengono piccole percentuali di materiale ferroso.

All'interno della grotta è possibile ammirare le forme più incredibili. La prima formazione ad attirare l'attenzione del visitatore è il "Baldacchino", conosciuto anche con il nome di "Pulpito di Pietra" perchè ricorda, con la sua forma, il pulpito delle chiese. Poi si scorge una formazione calcarea nota con il nome di "Presepe", per via della somiglianza delle forme alle statue di un Presepe. Inoltrandosi ancora è possibile vedere la formazione della "Torre di Pisa" che ricorda, con straordinaria somiglianza, il monumento della città toscana ed il Duomo, chiamata così per la formidabile altezza, sino ad arrivare sulle rive di un lago sotterraneo. Un sistema ipogeo subacqueo di sviluppo superiore a quello emerso, all'interno del quale, degli speleosub neretini, sono riusciti a catturare le immagini della Typhlocaris nel suo ambiente naturale, hanno prelevato un esemplare di Stygimisis ed hanno scoperto una colonia di piccole, candide spugne troglobie, che sono uniche nel mondo.


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